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Articolo BTC L’universo [2017]

Ripubblico una bozza che mio fratello Michelangelo scrisse nel 2017, l’anno in cui Bitcoin entrava nel discorso pubblico e lui era nel pieno delle ricerche con la fondazione di Cryptohelvetia. Già allora vedeva nella blockchain uno strumento che affina l'intelligence dei grandi attori della finanza mondiale e necessita di una narrativa dal basso per tutti i profani. Voglio riportare queste visioni intatte che pure rappresentano il suo stato mentale difficile.

Questo è il Bitcoin. Trasferire denaro senza istituzioni intermediarie. Ciò che vi arriva tra le informazioni sulla Blockchain serve a ricordarvi (ricordatelo bene) che i grandi della finanza sanno sempre osservare. Scrutano con maggiore chiarezza, grazie a internet. Non viceversa. Il chiacchiericcio mediatico e addirittura accademico per i profani sulla questione «Big Data» non si ferma e con esso dilaga una parassitaria autorevolezza puramente soggettiva. Qui si corre a prendere l’acqua alla sorgente, ma ancora molto può essere fatto per togliere la patina di ignoranza, perché addentrarsi è faticoso e a tutti gli uomini fare sforzi coscienti risulta una frizione non da poco. Quando dico «grandi uomini», pensate subito alle star del successo, che hanno eccelso nella loro professione, agli amanti del riconoscimento, a chi appare spesso sullo schermo o, se siete molto sensibili, agli illuminati e ai santi di tutte le geografie. Forse nessuno di noi conosce nel dettaglio come funziona la Blockchain, eppure ci basta saperne qualcosa per parlare di essa, scambiandoci opinioni non nostre. Siamo come dei ripetitori inconsapevoli di preziose informazioni, preziose in quanto hanno innescata la «disruptiveness» intrinseca. Noi vogliamo credere in quella cosa brillante, con la promessa del domani diverso da ieri, con un oggi indefinito in cui fruire parzialmente dell’interpretazione di una realtà tecnica. L’immaginazione viene stimolata producendo entusiasmo. Subentra lo sforzo della comprensione, deleterio per la calma dei nostri sogni, che smuovono a ping pong le nostre meravigliose idee.