tutta la polizia pubblica è fallita in carcere
Tyler [2020]

- Chi è lui? - Domandai. - È un uomo chiamato Tyler - mi rispose. Questa era la seconda volta che lo incontravo e la prima che sentivo dire il suo nome. Tyler mi avrebbe cambiato la vita per sempre, ma non lo sapevo ancora. Mi avvicinai a lui sorridendo in modo tale che capisse che il mio scopo non era quello di sembrare più forte di lui, ma solo una persona che poteva essere un amico. Quando Tyler mi guardò in quel modo però non potei evitare di pensare a sua mamma nuda in un prato di meloni e gatti veloci.
Per alcune settimane non rividi più Tyler e quando Renato, il mio migliore amico, mi disse che era finito in prigione non mi stupì affatto. Chiesi subito a tua madre di poter andare a fargli visita in gattabuia ma lei volle assolutamente concludere il rapporto.. La accontentai e schifato mi diressi verso la fermata del bus che mi avrebbe portato alla stazione centrale. Da qui presi poi la metropolitana e, giunto nel quartiere Fins Grought, famoso per i suoi cani randagi, cercai di capire dove si trovasse il carcere. Mi fermai a chiedere indicazioni ad un vecchio all'angolo che si stava prostituendo. Il suo alito era pesante e le sue ghiandole salivari gli sporgevano dal collo formando due strane sporgenze che si sarebbero dette due barche per la pesca delle alghe in una vaga città nord orientale sul mare. Mi disse che mi bastava girare l'angolo a svoltare a sinistra e mi sarei trovato il carcere di fronte. Dopo aver seguito le sue istruzioni, al posto di essere davanti all'entrata dell'edificio che cercavo, ero finito in un vicolo ceco in cui scorgevo un uomo, nascosto vicino a dei bidoni a qualche metro da me. Con una certa paura chiesi prima con una flebile voce chi si nascondesse là dietro, poi andai a vedere. Indovinate chi spuntò? Era il vecchio di prima, le quali indicazioni mi avevano portato in quel vicolo ceco. Gli domandai come mai mi avesse suggerito una strada sbagliata e come aveva fatto a raggiungere quel posto prima di me. Mi rispose con una strana frase contorta, così contorta da farmi capire che non era sano di mente, ricordo ancora le esatte parole, mi disse:
< Ciao amico posso esserti utile? Quando vendevo galline parlavo con tutti senza essere loro amico, facevo finti sorrisi, lavoravo ore senza avere rapporti umani concreti oppure ore facendo lavori manuali per il mantenimento degli animali, ma la mia vita non poteva mai essere più cupa di così. Lessi un giornale che i successori si leggevano tanti libri ma io non sapevo leggere ma volevo successo. Non avevo la soluzione per tutto questo ma pregai e la soluzione si presentò pochi giorni dopo. Uno dei miei clienti di polli venuto nella mia fattoria per trattare si comportava in modo diverso dagli altri : non disprezzava le galline e neanche io gli facevo disgusto, anzi mi voleva bene fin da subito.. Aveva davvero bisogno di affetto e anche io, così abbiamo fatto del sesso con amore. Io non avevo mai fatto questo genere di cose né con femmine né con uomini e non sapevo che nella città uomini con uomini venivano criticati, ma io stavo bene così e ricevetti anche una sorpresa il giorno dopo.
Questo cliente era diventato mio amico e mi regalò dei soldi. Ci ho messo tanto tempo da allora, ma sono arrivato a una trasformazione del mio cuore che voleva anche avere successo. Così ho iniziato a fare amicizia con uomini, mi sono liberato dalle galline e ricevevo soldi per l'affetto che davo alle persone. Ora voglio fare sesso con te. >
Il suo discorso fu commovente ma all'idea di esser toccato da quel vecchio maleodorante scappai a gambe levate.
Sventata la disgustosa avventura sessuale che mi si era proposta non ci misi molto a trovare il carcere di Tyler, mi bastò chiedere a delle persone normali. Una volta entrato nella struttura venni fermato da dei poliziotti che mi fecero posare ogni genere di oggetto metallico, chiavi di casa, cintura, anelli, collane, e addirittura la mia pistola. Entrai nella sala di ricevimento sorvegliata da due secondini, un uomo sulla cinquantina e una giovane donna nera, davvero enorme, la cui divisa sembrava esplodere da un momento all’altro...
Nel mio accorgermi che la signora poliziotta non era di bell'aspetto, vidi che questa mi fissava ed ebbi l'impressione che avesse capito tutto. La seconda porta che permetteva l'accesso ad un girone più profondo del carcere, quello popolato da esseri privi di forze e volontà, era bloccata dalla grassona che ancora mi guardava. Non sapendo come affrontarla decisi di chiederle in modo diretto e il più esplicito possibile quale cazzo fosse il motivo per cui una grassona schifosa come lei fosse in un posto del genere. Ella non rispose ed aprì la porta. Così in modo bizzarro ottenni il mio risultato. Proseguendo a piedi con l'assistente galeotto, che aveva tutta l'aria d'essere un galeotto al posto giusto, mi sembrò di scorgere una luce intermittente all'interno di una delle tante celle che scorrevano passando. Essendo incuriosito dalla lucina diedi un forte colpo con il gomito sul fianco dell'uomo al mio fianco, il quale camminava come pronto a reagire a una qualche mia mossa, evidentemente non così inaspettata. Agonizzando qua e là con pesciolini rossi e tamburi con grossi e piccoli triangoli scolpiti nella pelle, tutti i colleghi del capo si dileguarono al tempo della luce e fui a colloquio privato solamente con lui. La porta si chiuse a chiave dall'esterno. Mi guardò dritto negli occhi e proferì una preghiera sussurrata inesistente. Con questa polverina magica mi illuse d'aver visitato il mio amico Tyler e mi ritrovai sei ore dopo buttato sul marciapiede di fronte alla prigione, in un angolo dietro dei cassonetti dove i passanti non mi avrebbero scorto.