Out Stories

delle bolle salgono pian piano fra le alghe commestibili

Polpo love [2022]

Illustrazione geometrica di una coppia che condivide spaghetti di alghe e fichi al miele; intorno un teatro vuoto, Milano con un tram giallo, un polpo e un sottomarino, con un paio di cuffie in primo piano

Qualche polpo nel mare ha protestato contro l’incivile utilizzo di armi nucleari che sporcano le case delle principesse cavalluccio marino. Quindi armato di pazienza sono sceso con il mio sottomarino piccolo e veloce costato bene 14 milioni di euro molto giù tra le montagne all’incontrario delle città sommerse dell’antiquariato marino. Qui, dopo aver incontrato i 20 maestri architetti della sopravvivenza nascosta di quelle razze aliene subacquee, sono entrato in possesso del manuale di un fisico russo che, riportato agli umani della terra, avrebbe rivoluzionato il loro modo di nutrirsi a sostanza fisica con idrogeno raffinato, affrancandoli dalla cecità della coscienza e dalla spossatezza cronica che si accompagnava a frequenti lamentele mascherate da innocua condivisione di stati d’animo (e che animo moscio! privo di speranza..)

Per altruismo fluorescente ed anti-folcloristico mi diressi di tutto passo alla facciata frontale dell’edificio governativo per eccellenza dei ministri alla cultura religiosa del cosa fare. là davanti fui aggredito da guardie senza scrupoli che i miei 6 uomini, comparsi dall’invisibile, dovettero imprigionare e legare fino allo stritolamento. Attraverso il possesso dei mezzi principali di informazione riuscii a sintonizzarmi con un gran numero di antenne celebrali alle quali passai il messaggio di liberazione che fu accolto con grandi bagliori di luce su tutta la mappa virtuale delle metropoli, soprattutto in America. Qui i germogli vibravano e, in gran velocità, corpi morenti, con le nuove frequenze, tornarono ad essere vitali come le poetesse di 8 anni che non conoscono la discoteca e la farmacia, ma vagano ad aprire cuori con i loro occhi grandi sempre emananti il vero del loro essere.

Accovacciati davanti all’Ano, al cacano, all’arcano, all’arca, al Cano, ci raccogliamo in un momento di presenza a noi stessi per renderci conto che stiamo entrando.

Nel tunnel grigio con la donna porche che passava dietro svolazzante autonoma e la donna ombrello che veloce davanti a me, e soprappensiero, fuma come abituata a farlo nel gesto meccanico di una sigaretta-retta-retta, e un attento signore osservava il suo condividere il momento scelto, consapevole dello sballo che seguirà dentro il teatro.

Entriamo nel ristorante con la cucina visibile da fuori in cui scrivono che si può osservare perché nulla verra cotto. Io penso : che posto raro, è perfetto. Ci sediamo e anche il menu è una sorpresa! Entrambi veniamo attratti dagli spaghetti di alghe e con tutti quei fiorellini, è davvero grazioso mangiare cosi, scambiarci i piatti, e non solo per la vista, sapere come siamo nutriti di cibo vivo mi fa immaginare il tuo corpo vibrante e sano dall’interno.

Tiro fuori i fichi con il miele preparati pensando a te in macchina e tu cosí educata ti preoccupi per il permesso del proprietario della macchina e premurosa gli chiedi se posso mangiarli, per poi rifiutarli con disprezzo al mio offrirteli. L’autista Vodafone ti offre una caramella Frisk alla menta di quelle terribili con probabilmente il dolcificante aspartame che stanno cercando di tirare fuori dal mercato perchè cancerogeno. Io penso “ma perché lo fa? Ha davvero bisogno della caramella? Le piace la forma delle pillole? Forse non sa che fa male?” decido di mandare a meditare questi pensieri sostituendoli con la memoria di quando io compravo le tic tac così non ti infastidisco.

L’autista Vodafone dice che l’Enterprise Hotel è bello. Tu mi guardi sorrisetto. Io penso “ecco una sorpresa sfumata”, ma sono contento.

Alla fine dello spettacolo tu vai in bagno, io vado a sedermi sul palco e osservo la platea, aspetto 5 minuti poi vengo a cercarti per andare da Rezza, ti vedo mentre stai uscendo dal teatro e ti chiamo, insieme ci avviamo nel camerino, mi chiedi “possiamo?”

ci vediamo alla metro Marconi, io sto uscendo tu entrando, ballo un po’ davanti a te mentre entri, mi faccio togliere da te le cuffie, mi sembra guardandoti che ci sia qualcosa che non ti va bene, forse vuoi lamentarti perché fa caldo, mi chiedo se lo fai per creare un legame in cui ti consolo e sono a tua disposizione e penso che se fosse una tecnica non servirebbe a molto. Aspetto umilmente, eccitato di baci, che passino tutti i pendoli e si rischiari lo sguardo.

Sul tram usciti dall’Hotel ci sentiamo belli freschi, tu fai una chiamata con bubi e io guardo le mappe sul phone per orientare le nostre prossime mosse, faccio una foto, osserviamo Milano dai vetri, scendiamo e chiedo info all’autista su porta Venezia.