ma la luce dell’albergo è ancora accesa
Hotel Buddha [2015]

La tazza del WC poteva essere di lusso.
La mia favolosa diarrea cercava di riportarmi con la mente alle avventure dissidiose con la turca, ma ormai ero circondato da rose. All'Hotel Buddha puoi decidere se stare sdraiato o seduto, in posizioni yogiche favorevoli alla concentrazione oppure con la schiena molle e curva. Lo stato del sogno non appartiene più soltanto alla situazione sdraiata ad occhi chiusi, quella che spesso coinvolge un letto o un divano. All'Hotel Buddha puoi sognare sempre, a condizione di dare un’occhiata, periodicamente, ai punti di riferimento, dislocati sapientemente laddove corpo e mente possono facilmente trovarsi d'accordo nel ricordarsi del proprio centro.
Chi abita all'Hotel Buddha è spesso soddisfatto, si dimostrerà calmo e sensato, non ti parlerà dei suoi malesseri, sembrerà aver trovato la pace suprema.
Un'insidia reale, o l'insistere sul prendere in considerazione argomenti controversi, farà pero' perdere velocemente la sensazione che di problemi o dubbi non ce ne sia più traccia. Se si raggiunge un livello di indifferenza tale da dimenticare dove ci si trova, all'Hotel Buddha è possibile provocare veri disastri nell'atmosfera di fiducia solo apparentemente indissolubile. Faccio un esempio: il signor Piero dimostra di fidarsi dell'allegria della situazione grazie all'autoironia di fondo sempre leggibile nei suoi occhi. È però veloce la transizione ad un dire negativo senza intenzioni chiare; ho infatti sentito dire che il gestore del cinema Nirvana è malvagio, che la donna delle pulizie indiana è estremamente stupida, che i clienti che sono qui da molto tempo si sono afflosciati fino a sembrare mummie.
Il cibo è vario, distribuito ovunque: nelle ville floreali con eleganza e nei bagni dell'Hotel senza spese. La mescolanza di insetti di dimensioni grandi e piccole, pericolosi o innocui, rappresenta bene le differenti proprietà dei nutrimenti. Quando le sostanze ingerite sono fatte con arte e amore, probabilmente non serve molto altro per assicurarsi un soggiorno silenzioso in cui si abbia sufficiente spazio per respirare propriamente, o perlomeno come si era abituati a farlo prima di approdare a questa vita di soggiorno. Tuttavia non basta quel tipo di qualità a servire da stimolo ad un'azione di prolungata incontaminazione. Le intenzioni che muovono gli ospiti dell'Hotel Buddha incontrano anche sentieri marmellatosi di formiche rosse e grandi quantità di farina e zucchero raffinati. Quando questo accade, soprattutto il cliente poco accorto, che vanta una fede cieca nella reception, che però quasi nessuno sa dove si trova, perché nascosta e addirittura secondo alcuni inesistente, si troverà circondato da avvenimenti caratterizzati dal potere di generare confusione, tale da far perdere momentaneamente la capacità di discernere tra illusione e buon ordine.
L'Hotel Buddha è aperto a tutti coloro che sono interessati a scoprirlo sia perché han sentito parlare dei suoi fondatori o in quanto hanno avuto la volontà di prendere confidenza con i loro ideali ed il loro lavoro. Nonostante tutti posano accedervi ed in molti possano dormirci, solo chi sia disposto ad usare le sue energie per operare all'interno dell'hotel potrà ottenere un titolo spiritualmente inutile che attesti il suo diritto a chiamarsi un "Vero Residente”, quando avrà pagato con moneta e con sudore almeno un anno di pernottamenti fiduciosi.
I politici vanno a caccia di uomini devoti a qualunque causa, per appoggiarla nella speranza di applicare, anche solo parzialmente, le conseguenze della proprietà transitiva dell'attenzione e del rispetto che tale devozione induce al suo oggetto. Essendo l'Hotel Buddha un concentrato di attenzioni e di speranza, soprattutto inerenti al luogo stesso di pernottamento, i politici sono nel tempo intervenuti per portare le loro suppliche, mascherate da composta riverenza. Essi hanno ottenuto applausi assopiti e molti sguardi impotenti da parte dei residenti dell'Hotel Buddha, che beneficiano di una ricompensa finanziaria per la loro tiepida benevolenza spirituale, della quale non hanno alcun merito perché utilizzata in modo prevalentemente meccanico.
È quando tutta questa foschia causata dai nutrimenti sbagliati, della quale somministrazione è praticamente impossibile definire un colpevole, si propaga a tal punto da non lasciare spazio limpido attraverso cui cercare la reception o qualunque valido settore da cui iniziare il proprio soggiorno tranquillo, ebbene allora dei fondatori dell'Hotel Buddha rimane solo l'immagine e delle loro idee l'eco stagnante. Il tipico cliente avvolto da questa foschia è riconoscibile difficilmente: solo coloro che non ne sono neanche parzialmente toccati sapranno discernere e prudentemente usare benevolenza spirituale attiva e cosciente quando l'occasione lo necessita e lo richiede. Tutti gli altri saranno partecipi o vittime delle migliaia di bizzarrie e sfaccettature dell'Hotel Buddha che può avere infinite manifestazioni grazie alle proprietà distributive, camaleontiche e per il successo dell’apposita differenziazione formale inerziale e spesso apparentemente disarmonica delle sue 2356 stanze.
Questa mattina, sentendomi annebbiato, mi sono ritrovato su un carrello elettronico guidato dal Signor Piero mentre attraversavamo un viottolo che collega un giardino dell'Hotel con i suoi uffici stampa. Dovendosi presentare, secondo il regolamento dell'Hotel, conformemente alle leggi esterne ad esso, occasione di credere, almeno parzialmente, a visioni poliedriche distorte, è stato facile incontrare una creatura, detta da Piero "Buddhiano medio", piuttosto antipatica, con un codino grigio, mezza occidentale e mezza orientale, con esagerata serenità e un'infruttuosa e preoccupante assenza di irrequietezza. Dentro l'ufficio delle finanze dell'Hotel Buddha si è svolta una brevissima conversazione surreale e inutile, caratterizzata dall'apatia del pregiudizio, con la creatura da cui il Signor Piero, che compierà 44 anni dopodomani, mi aveva messo in guardia.
Finalmente giunta la sera della festa di compleanno, le aspettative materiali, con una nuova adolescenziale lungimiranza, prevedevano senza rimorsi quella che sarebbe stata una commistione ridente di eventi trash di poca importanza. L’insoddisfazione spirituale, tentatrice di perdizione, faceva difficilmente presa sull’ironia costante, sostenuta dall’accettazione dell’ignota ma confortevole bolla di alienazione temporanea. Pienamente in accordo con le previsioni, i nuovi personaggi rappresentavano con la loro leggera e benevola stravaganza il settore esterno dal centro dell’Hotel, caratterizzato da stanze con accessori creati per la comodità e diffusi con abbondanza secondo il principio del facile e spensierato consumo. Da dentro la bolla, si sarebbe detto, follia e semplicità andavano a braccetto, mischiati ad una pellicola di seria ospitalità e affetto, utile ingrediente per le pareti di tutte quelle stanze così spensieratamente vivaci.
Volendo scendere nel dettaglio e analizzare i clienti più o meno certificati che popolavano quella particolarissima situazione, è d’obbligo sapere che il proprietario voleva essere complice e fautore dell’apparente sensazione di libertà espressiva data dall’ebbrezza, possibilmente crescente, del momento.
Siccome si trattava, in fondo, della sua festa di compleanno, per il rispetto di una visione pienamente associabile a quella di Piero, userò i suoi stessi termini per articolare immagini riconducibili a tutte quelle bizzarre. Un texano dagli occhi vispi, impallinato dall’interno, forte e sudato, si intratteneva con discorsi banali nel comparare la popolazione francese a quella statunitense. Di fronte a lui, che in realtà parlava solo per credersi vivo grazie alla sua voce, ma pensava alla prossima bottiglia di vino che avrebbe aperto, c’era una signora dagli abiti larghi, leggeri e graziosi, con sguardo accogliente, anch’ella piuttosto distratta e vacante col pensiero in luoghi ignoti, nonostante la sua espressione di compiacenza per ciò che accadeva attorno e per l’uomo che emetteva suoni davanti a lei. Anglosassoni e giovani indiani Tamil di grossa corporatura e anche del grasso aggiunto si ammucchiavano ai fornelli in mezzo alle verdure, che avevo appena finito di tagliare per compiacere il proprietario e allontanarmi dal fulcro della confusione, cioè dove gli ospiti affamati chiacchieravano senza senno.
In cucina, parallelamente alla fame, aumentavano quindi i ragazzotti indiani che, palesando un esagerato interesse per l’aiuto e l’apprendimento che volevano offrire e ricevere dal capo neozelandese, si facevano da lui accarezzare e annuivano con il cuore e lo stomaco alle sue istruzioni sulla cucina, che con scarsa maestria applicavano e, quando non visti, sembravano abusare delle misure di cautela per un’appropriata cottura, ovvero l’assaggiare quà e là ripetuto, pescando con le mani non lavate dalle pentole e facendomi complimenti culinari ogni volta che incrociavo il loro sguardo pimpante. In quei complimenti non c’era solo l’espiazione dell’imbarazzo per l’avidità di cibo, ma qualcosa di più affettuosamente intenzionale, che si è chiarita quando ho potuto scorgere tra loro non solo goffi abbracci frequenti, ma anche prudenti toccatine tra le cosce.
Il profondo scrutatore nascondeva il dolore per cui portava le stampelle e a petto nudo esibiva gli effetti dell’alcool e della sua vita passata litigando con una giovane ragazza dall’aspetto maschile che nessuno conosceva, ma che si divertiva a far arrabbiare alcuni uomini, tra cui il proprietario, mettendo la musica a volume troppo elevato, oppure selezionando quella non gradita dagli altri. La mamma delle due bambine, che loro sì sapevano come divertirsi, raccontava con calma la sua storia di trasferimento recente in India e di altri cambiamenti radicali a cui era dovuta ricorrere per assicurare il futuro desiderato per le creature, che nel frattempo si muovevano con armonia tra giovani e anziani, pazzi e meno pazzi, dando a tutti lo stesso amore incondizionato e lo stesso spazio puro per esprimersi creativamente giocando con loro.
Non serve continuare a parlare delle feste che in alcune zone dell’Hotel Buddha possono svolgersi con una certa regolarità. Tornando verso il centro dell’Hotel, zona speciale emanante energie essenziali alla struttura, non solo psichica, rincontriamo quelle possibilità pulite che vengono dal reparto sogni e visualizzazioni, che attraverso un sito internet olografico canalizza dove è necessario nel mondo intero. Alcuni animatori si materializzano per intrattenere i clienti più piccini, a volte anche quelli adolescenti. La loro qualità più alta, che già possiedono o a cui sanno di voler aspirare, è quella di riconoscere il meglio che ogni giovanotto nasconde sotto la sua naturale esuberanza selvaggia che sembra provenire da un pianeta di animali senza alcuna disciplina. I ruoli che solitamente caratterizzano l’educatore adulto non esistono per gli animatori dell’Hotel Buddha, che vengono sapientemente selezionati con il Buddha Test, dispositivo di ultima generazione che permette di riconoscere il livello di Kulici, quel che noi diremmo il mix, calibrato secondo tabelle specifiche, di ego, forza e pazienza, calcolati in modo da ottenere un numero particolarmente preciso da combinarsi con la componente {Amore} e con cui si seleziona l’attinenza ad un incarico così difficile. Chi non sopravvive al test, ma è dotato di una rigida determinazione, morirà tentando, e nessuno, all’interno dell’Hotel, lo biasimerà né lo glorificherà per i suoi sforzi senza realizzazione ultima.
I giovani, finita la loro educazione specialissima, nell’80% dei casi portano una parte dell’amore e della comprensione infusa in loro fuori dall’Hotel, prediligendo posti come l’Europa e gli Stati Uniti.
Quando i giovani cresciuti all’Hotel Buddha sono distanti, cercano di non pensare troppo al luogo d’origine di cui i loro genitori sono “Veri Residenti”, ma si immedesimano curiosi nelle nuove realtà globalizzate, non immuni a certe potenti influenze, dalle quali la reception del nostro venerabile Hotel non mette esplicitamente in guardia. Per fortuna, anzi per progetto, il ruolo della culla della loro infanzia e prima adolescenza si fa sentire in modo più preponderante nelle loro vite man mano che aumenta il senso critico di sensibile discernimento, in loro presente in modo eccezionale, che va a sostituire gradualmente la curiosità eccitata e lecita che li aveva mossi senza paure ai lunghi passi fuori dall’Hotel in cerca di ulteriore comprensione. Quando, nella loro vita interiore, questo finalmente accade con il giusto tenore di fervore, all’inevitabile richiamo delle idee dei fondatori dell’Hotel Buddha i giovani adulti, soddisfatti delle loro esperienze allargate, rispondono sostanzialmente secondo due principali linee d’azione. La prima, detta “Globocentrica”, quella dei più coraggiosi, esige forza maggiore e consiste nell’esportare, per migliorarlo, le attitudini illuminate, ben presenti nei cuori di questi esploratori, alle parti sociali del pianeta terra a cui vogliono apporre le potenzialità di sviluppo super-umano a loro care, ben note e infuse in gioventù grazie all’Hotel Buddha. La seconda via, che si chiama “Buddhocentrica”, è quella dei più sensibili e nostalgici, oppure dei più liberi e puri, che dopo aver visto con i loro occhi e con i loro esseri luoghi altri all’amato Hotel, scelgono di fare delle esperienze oltreoceano un tesoro concentrato, che continua a sbocciare e crescere nella loro ricerca dall’interno del fulcro dei valori propri della loro beata esistenza.
La storia di questo magnifico Hotel viene proposta alla comunità tutta e in particolar modo dedicata a quanti, veramente interessati allo studio di sè stessi intensamente introspettivo, per il complesso programma di segreti che andranno svelati, necessitano di un luogo terreno esistente che funga da radice saggia e fiduciosa ad ogni puro ragionamento, che, anche senza paura, possa condurre a delle affermazioni strane e meravigliose per la comune capacità degli uomini. Se volete sapere dove si trova l’Hotel Buddha e come raggiungerlo basta chidere, e che il “pezzo grosso” dell’ignoto possiate essere voi.