la poesia e la pittura sono diventati numeri da circo
Diamo numeri [2022]

Qualche polpo nel mare protestò contro l’incivile utilizzo di armi nucleari che sporcano le case delle principesse cavalluccio. Armato di pazienza scesi con il mio sottomarino piccolo e veloce costato ben 14 milioni di euro giù giù tra le montagne all’incontrario della città sommersa nell’antiquariato marino. Sul fondale, incontrai i 20 maestri, architetti della sopravvivenza di razze aliene. Mi restò in mano il manuale dimenticato di un’informatico dell’est, che aveva riportato gli umani della terra a nutrirsi di idrogeno raffinato. Affrancato dalla cecità dei cibi solidi e dalla spossatezza delle lamentele, mascheravo bene le mie incertezze e mi spendevo nella pianificazione; non era il momento di tornare a galla.
Ero mosso da altruismo fluorescente ed anti-folcloristico, vidi la facciata frontale dell’edificio governativo, entrai. Sua eccellenza dei ministri elucubrava grossi fascicoli di cultura oceanica, come biglie di cristallo uscivano bollicine tutte storte dal naso dei consiglieri. Fui aggredito, erano guardie pinnate molto fastidiose che i miei 6 uomini, comparsi dall’invisibile, dovettero imprigionare e legare fino allo stritolamento. Gli eventi precipitarono. Possedendo i mezzi principali di informazione riuscii a sintonizzarmi con un gran numero di antenne celebrali. Passai un messaggio di distopia inversa; il mio appello fu accolto. Non so perchè, colavano bagliori di luce su tutta la mappa virtuale delle metropoli, specialmente in America. Emersi, i germogli vibravano, decine di miracoli a breve distanza alimentarono il panico dei malfattori.
I corpi morenti, toccati dalle frequenze, tornavano ad essere vitali come le poetesse di 8 anni, vaghissime perle di spugna. Staranno bene in strada, immaginavo, a fissare 2 occhi terrestri su ogni passante.