Goffredo
Una cinica speranza

Goffredo vuole dimostrare a se stesso di poter essere quello di una volta, di non aver perso la sua capacità di relazionarsi apertamente con tutti gli uomini, di qualsiasi provenienza e rango sociale, e di trarre piacere e armonia dalle cose semplici, ispirandosi all’antica disciplina dello Zen.
Per questo, ad esempio, talvolta si traveste da umile, continua ad andare in chiesa e sperimenta anche quelle dei quartieri più popolari di Londra o delle piccole cittadine pittoresche italiane.
Eppure, quando è solo nella natura o cammina per le comuni strade cittadine, continua a sentirsi, nei pensieri come nelle azioni, molto distante da tutti quegli sconosciuti senza nome. Con la mente non riesce a smettere di vagare tra le immagini di ricchezza e sontuosità delle sue «amicizie», o di quelli che lui meglio definirebbe «tiranni di cui non posso fare a meno», che lo fanno sentire così potente e affermato.
Il richiamo della droga e di tutti quegli sgargianti partecipanti alle feste, o meglio fornitori di beni e servizi, o semplicemente sottomessi alla sua autorevolezza conquistata, fornitori mai stanchi di energie artefatte, lo induce a tornare alla comodità delle faccende mondane. Lì tutti lo vogliono, tutti organizzano cose per lui e, grazie ai suoi soldi, lui non deve fare nulla, se non concedersi alle voglie più sfrenate dei suoi commensali, che sempre gli portano omaggi, divertenti pettegolezzi e affezionati consigli.
Goffredo riscopre se stesso una volta l’anno. Trova dentro di sé la volontà di fare e si risveglia dalla «festa continua», turbine mentale ininterrotto, solo quando, per due settimane, prende parte alle missioni da lui escogitate e finanziate. Insieme a una truppa di uomini ben addestrati e tramite un’ex nave da guerra messagli a disposizione da un principe turco, porta i viveri necessari alla sopravvivenza agli uomini imprigionati nella striscia di Gaza, a cui è sempre molto rischioso avvicinarsi.
In quei frangenti la tensione è al massimo per tutti i partecipanti alla spedizione. Goffredo, che per dirigere più lucidamente le operazioni si disintossica, non beve alcolici e mangia moltissimi cocomeri, sente un’euforia e un’adrenalina intense e reali. Durante l’anno, quando torna alle sue feste magnifiche, ha capito che non deve parlarne con nessuno. Cercando di rievocare quella lucida sensazione, si accorge che in quel frangente non può sentire nulla di simile e che, oltre a non poter trasmettere la sua vera forza a nessuno, non riesce neanche a sentirla dentro di sé. Questo lo spaventa, per cui decide di non chiedersi mai perché ciò avvenga, anche per non disturbare l’allegria dei suoi compiacenti ospiti, dimostrandosi «troppo serio» o, ancor peggio, «triste».
Goffredo non si sente mai sfruttato e dice a se stesso che tutto ciò che le persone attorno a lui fanno in occasioni «di festa» o «vacanza» deriva da una sua scelta, quella di essere generoso e «godersi la vita», avendo avuto il dono di una grande ricchezza da gestire, frutto delle sue fatiche e quindi meritata.
Goffredo si dice che anche le persone che palesemente si avvantaggiano di ciò che lui mette a disposizione senza essergli realmente grate o amiche non sono cattive, ma semplicemente si comportano come anche lui avrebbe fatto da giovane, quando inseguiva il mito della ricchezza senza badare a compromessi morali o alle sagge «regole karmiche del cuore».
Inoltre Goffredo si sente rassicurato, nei momenti in cui l’oscurità della sua esistenza superficiale si fa sentire sui suoi sentimenti più profondi, dalla semplicità con cui riesce a soddisfare le sue voglie, con ragazze sempre più eleganti e formose, o addirittura famose, di cui spesso s’innamora e a cui fa sempre vivere una vita lussuosa. Trae enorme piacere dalla loro meraviglia, sempre visibile sui loro volti e palpabile nella loro disponibilità carnale tentatrice e attentamente controllata.
Goffredo è molto attaccato alle sue dimostrazioni di raffinatezza. Nonostante i suoi ospiti talvolta siano rozzi, ma sempre eccentrici, luccicanti, talvolta urlanti, mai poveri o troppo sinceri, ci tiene a far valere la cultura e, anche se non trova mai il tempo per leggere se non per questioni di lavoro, ha una piccola biblioteca esoterica a cui riserva grande segretezza, ma solo quando non è ubriaco.
Altrimenti spesso si imbatte in discussioni teosofiche e occultistiche con chiunque gli capiti a tiro, che sia più o meno attratto da tali argomenti.
Solitamente è dal ricordo di queste occasioni in cui può discutere di temi religiosi e misteriosi che Goffredo trae l’idea di serietà e utilità che giustifica, in fin dei conti, grandi consumi di denaro ed energie. Questi permettono agli speciali invitati di ritrovarsi tra loro nelle sue dimore o sul suo veliero, a fare grandi dimostrazioni di eleganza per poi ubriacarsi, prevaricare con destrezza cercando di spiccare per il proprio valore e sedurre con tutti i mezzi fisici e psichici, spesso senza che ci sia del sesso, altre volte imbastendo orge di cui andar fieri il giorno dopo con chi non vi ha partecipato.
Goffredo sa di avere bisogno di una cosa per andare avanti, quello che lui chiama «il mio equilibrio». Infatti, quando non è impegnato a distrarsi, sedurre, godere coi sensi grossi e raccontare le storie della sua grandezza attraverso la voce e la materia, Goffredo, nella sua quotidianità, sa a quale attività sempre deve tornare, diventando improvvisamente concentrato. Il business.
Non potrebbe vivere la sua vita senza questo, innanzitutto perché il denaro sotto il suo controllo si esaurirebbe troppo presto. In secondo luogo, ma non meno importante, perché quando si siede nel suo ufficio, all’interno del suo castello, e si impegna a fare telefonate di lavoro, agisce ricordandosi, programmandosi, raccontandosi di essere una persona importante.
Dice, nella mente, Goffredo:
«Ho parecchi soldi, vivo nel lusso e godo del rispetto e della stima generale. Alla testa delle due importanti aziende da me controllate a New York e Parigi si trovano uomini capaci, che mi sono profondamente devoti. In poche parole, la mia vita è un letto di rose. Sono totalmente libero, perché dopo tutto il tempo mi appartiene. Sono un patrono delle arti, do disposizioni sui problemi mondiali sorbendo una tazza di caffè e mi interesso allo sviluppo dei poteri spirituali nascosti. Non sono estraneo alle cose spirituali e mi sento a mio agio di fronte alle questioni filosofiche. Sono colto e istruito. Grazie alle mie conoscenze che coprono i più svariati campi del sapere, ho la reputazione di uomo intelligente, in grado di risolvere qualunque problema. Sono il modello dell’uomo raffinato. In breve, sono una persona da invidiare.»
La sua impresa a Parigi, Coprobios, fattura 15 milioni all’anno. Si tratta di un centro polifunzionale di chirurghi che sostengono, con sistemi unici e cure innovative autoprodotte, la ricostruzione dermica di chi ha subito gravi lesioni e abrasioni, dalla cancellazione di cicatrici all’intera ricostruzione genetica di tessuti morti, come nel caso delle donne colpite in volto dall’acido o di chi ha subito gravi ustioni.
La sua impresa di New York, GoViral, in cui è entrato prima come socio di minoranza, per poi acquisire sempre più azioni e responsabilità, facendo ora parte del collettivo decisionale, è leader nella consulenza alle piccole e medie imprese, prevalentemente sul suolo statunitense, ma presenti anche in Canada, Europa e Russia. Il servizio offerto da GoViral consiste, concretamente, in strategie di marketing e di integrazione produttiva per un migliore posizionamento nella concorrenza dei mercati internazionali, con l’aggiunta di servizi finanziari partner per la gestione efficace delle riserve forex per strategie di hedging.
Goffredo lascia una cospicua parte del suo patrimonio, 420 milioni, in asset quasi sempre svincolabili, su fondi americani, londinesi e milanesi. Più precisamente tiene:
• 25 milioni su Generali Investments, vincolati per 5 anni, che gli fruttano il 4% annuo. • 20 milioni in titoli short duration high yield con Muzinich & Co, che rinnova ogni anno e che gli rendono l’8%, grazie alla speciale conoscenza con il nipote di Muzinich. • 20 milioni investiti con Fidelity International, in fondi bilanciati, prevalentemente azionari. 6,3%. • 50 milioni in portafogli separati, pieni di ETF iShares, con BlackRock, di cui conosce Andrea Viganò, che gli assicura profitti mai inferiori al 5% annuo. • 35 milioni con BNP Paribas Investment Partners, di cui conosce Andre Succo, grazie al quale ha comprato i più vantaggiosi fondi SRI, dedicati agli investimenti sostenibili e responsabili. • 80 milioni con sottoscrizioni presso gli uffici di Londra e Ginevra di Mirabaud. Grazie alla loro gestione attiva, di cui si fida, il suo portafoglio multi-asset è arrivato a produrre il 7,5% di profitti. • 10 milioni con Invesco, di cui ha conosciuto un socio ad Atlanta. Ha comprato quote delle prime aziende del NASDAQ e di alcuni ETF. Nel 2013 ha realizzato il 14% con un profilo ad alto rischio. • 180 milioni con HedgeInvest, di cui è socio, avendo frequentato la vicepresidente Elisabetta Manuli quando la società di gestione stava nascendo nel 2000. 45 sono stati messi, dopo la sua creazione nel 2012, sul fondo sicav Hedge Invest International Fund. Sceglie di allocare i fondi sia su comparti a basso rischio che ad alto rischio, puntando sui settori biotech, fintech e green.
Un bel giorno Goffredo incontra Tiziano Boccaccini, fondatore di Dadaville. Dopo aver fatto amicizia con lui, la sua visione della finanza cambierà per sempre. Si lancerà con lui in una nuova impresa, ancora più segreta di quella navale per gli amici palestinesi, ma soprattutto di portata globale.